martedì 17 settembre 2013

La plastica non ha le zampe

Eccomi di nuovo,
sono stato assente dai blog per motivi di lavoro, già il lavoro più bello del mondo RICICLARE PLASTICA.
Non mi stanco mai di dire che la plastica è il risultato dell'intelligenza dell'uomo, non si trova infatti in natura, e "dovrebbe" essere trattata da intelligenti a fine vita.
L'azienda che ho l'onore di condurre non è una barca che ripulisce i mari, non mi esprimo su progetti di altri, ma 50000 tonnellate anno le ricicla salvando CO2 e molti metri cubi di pianeta che sarebbero necessari in discarica.
La plastica mi ha insegnato tanto, e mi continua a dare enormi soddisfazioni, vedere 27 grammi di materiale che può contenere più di un litro e mezzo di liquido è fantastico e non ne esistono altri di tali capacità.
Ma il mare a fine estate oltre che essere un felice ricordo desta preoccupazione per la miriade di pesci che ingeriscono plastica con gravi conseguenze, ecco voglio chiarire una volta per tutte che i pesci possono ingerire anche metalli, è più raro perchè non galleggiano ma succede, muoiono pesci ed uccelli per il petrolio che si riversa ogni anno nei mari di questo pianeta, morirebbero anche con la bioplastica o biodegradabile, e pure con il vetro, ma anche questo va a fondo.
Praticamente quello che non galleggia ammazza un pesce che la ingerisce, e quello che va a fondo ne fa ammalare negli anni qualche branco.
La colpa di tutto ciò non può continuare a ricadere sui materiali, ma è soltanto della inciviltà delle persone che buttano in mare ogni tipo di rifiuto, che per aziende che riciclano sono risorse e materie prime. Attaccare continuamente i materiali ed in particolare la plastica è un luogo comune che distrae dalla vera responsabilità, ad uccidere quel pesce o tartaruga è stato il "cretino" che ha buttato il sacchetto di plastica in acqua o sulla spiaggia, non la plastica, che seppur materiale intelligente non ha le zampe.
Spesso mi si accusa di essere nordista, io sono un mediterraneo ma non posso non constatare che nei mari del nord tali episodi sono meno frequenti che nel mediterraneo, e non mi venite a dire che sono gli svedesi in vacanza, se lo fanno è perchè copiano quelli del luogo e/o perchè nessuno li richiama come fanno con noi quando buttiamo una carta per terra da loro.
Allora finiamola di attaccate le tipologie di materiale e troviamo un sistema per i malfattori, magari creando una sensibilità che cambi il loro modo di agire. Apriamo le porte del riciclo mostrando loro che quello che buttano ha un valore, facciamogli vedere quanto si paga davvero una busta o una bottiglia vuota.
Un altra cosa da spiegare è che la plastica riciclata risparmia petrolio ed emissione di CO2, oltre a dare lavoro a migliaia di persone in Italia ed a milioni nel mondo, quella biodegradabile non dà nessun lavoro e se la ingoia la tartaruga... ops soffoca lo stesso.
Ragazzi il mondo è nelle mani dei petrolieri che fanno carburanti e plastiche oltre che le bio-plastiche, ed è un circuito che fa movimentare un infinità di soldi....

Giro 1
I verdi accusano la plastica di inquinare i mari.
I petrolieri fanno soldi con le bio plastiche ( ex alimenti per umani )

Giro 2
I petrolieri vivono principalmente con la plastica
I verdi chiedono soldi alle Lobby della plastica (che pagano) per Navi e beni necessari alla raccolta e per la pulizia dei mari.

Non accuso nessuno e sono un sostenitore dei verdi, senza di loro la mia azienda non esisterebbe, ma è possibile che degli scoiattoli e di tutti gli animali di montagna non importa a nessuno? Ripulire una montagna con tutti i soldi che danno i Petrolieri per comprare navi in tour nel mediterraneo è anche più economico, forse un pò più faticoso ma di gran lunga più economico. Sicuramente dal sapore meno "crocieristico".

Chiedere soldi alle multinazionali è più conveniente che prendere a calci nel cosiddetto il "cretino" che butta rifiuti in mare? Ebbene per molti amici della natura SI.






lunedì 9 settembre 2013

Classifica Baci Rubati

https://docs.google.com/file/d/0B-P6jIT2KwHfNGNkMjJkY2MtMTc2Yi00MjQxLWI3MDAtNWFjODdhOGMxMDFm/edit?usp=sharing

Messaggi dall'Aldilà o insonnia

Quante volte cerchiamo di dare un senso alla vita, cerchiamo di capire la differenza tra vita e morte, cosa sono, a cosa di realmente materiale possiamo associarle per capire meglio.

Io non sogno quasi mai, ma ultimamente un pò di insonnia mi trasporta in un dormiveglia che mi permette di ricordare un qualcosa che può sembrare sogno o visione. Una signora in abito rosa, mi continua a guardare mentre dormo, ma non mi spaventa, mi fissa come per tranquillizzarmi e farmi riposare, dopo troppe notti mi siedo sul letto, a piedi pensoloni e mi aggiusto pure i capelli, ma con un fare strano, come se io mi vedessi dall'esterno e so bene dove abbassare i ciuffi che il troppo rigirarsi sul cuscino rendono dritti e scompigliati. Questo potermi vedere, guardare come se non fossi io mi accomuna alla Signora di rosa vestita e ci guardiamo un attimo, lei mi fa capire che è pronta a rispondere alle mie domande, ma come se mi dicesse non troppe, il tempo corre, mi rifisso un attimo, con la faccia pallida e i capelli crespi, noto il brizzolato che avanza dietro le tempie e penso che sto invecchiando, la domanda la faccio, ed è proprio la differenza tra la vita e la morte.

Lei, con una mano che facevo più giovane, molto rugosa ma morbidissima mi rispinge nel mio corpo e finalmente la vedo di fronte dai miei occhi, mi sento meglio anche se non vedo più quanti capelli bianchi ci sono sulla mia testa.

Inizia a parlare come se la bocca nemmeno si muovesse, un cinquettio delicato che trapassa nel mio cervello prima dei movimenti delle labbra.

Sai, non esiste una cosa materiale da associare alla morte se non la stessa, ma posso farti un esempio che forse può aiutarti. LA VITA è come un fiume, LA MORTE è il mare. Come la vita anche il fiume parte dall'alto, ed inizia il suo percorso verso il mare, alcuni hanno un cammino lungo da fare, altri percorrono meno ed alcuni addirittura pochissimo. Prima di arrivare al mare si effettuano curve dolci e curve obbligate, si sbatte contro le roccie o si accarezza fondali morbidi, si accompagnano pesciolini che vanno nella stessa direzione o ci si scontra con chi risale la corrente, ma la velocità non la gestisce il fiume, ma tutto ciò che lo circonda, ci possono essere borghi o cascate, ci sono percorsi diritti o tortuosi, ma l'arrivo al mare è comunque inevitabile. Al mare ci si arriva dolcemente o in corsa, dipende dal percorso effettuato, paradossalmente più curve e sassi hai incontrato e più dolcemente finisci mel mare. Il mare poi ti accoglie i tante maniere, mischiandosi piano piano o con un impatto forte e deciso. Vedi tu come tutti sei un fiume che percorri un percorso a volte tortuoso a volte morbido e diritto, ogni sasso o roccia che incontri ti lascia qualcosa che ti trascini dietro, che comunque ti serve, ( a cosa servono, penso io, e come se già capisse la domanda ) ti serve proprio per quando arriverai al mare, i detriti che trascini saranno utilissimi ad addolcire il tuo ultimo tuffo fanne tesoro. Non capisco, ma come faccio a capire quando arriverò al mare e soprattutto come ci arriverò, lei mi fissa, noto degli occhi così profondi da potercisi tuffare, la sua fioca voce ricomincia, sai il modo in cui ci arrivi è dato da come ti comporti durante il percorso, la sua lunghezza la decisa la montagna, dipende da dove ti fa sgorgare, puoi scegliere come camminare, dove morire ma non dove nascere. Mi faccio coraggio, non so se davvero lo voglio sapere ma con la voce quasi soffocata azzardo, Tu lo sai io dove sono nato.... un accecante luce si scaglia sui miei occhi costringendomi a chiuderli, ho paura, mi porto le coperte sino agli occhi e delle morbidissime labbra si appoggiano sulla mia fronte.

Semi terrorizzato chiedo se siamo al mare, la voce, calda e diversa mi risponde - buongiorno amore, non siamo al mare ma ti porto il caffè lo stesso, sbircio fuori dalle coperte e la dolcezza di mia moglie che ha aperto le persiane è il mio muschio vellutato, chiedo se ho parlato nel sonno e lei mi passa la tazzina del caffè e con un meraviglioso sorriso dice: bevi in fretta che si stanno per scagliare sul tuo letto i nostri tre pesciolini

Scuola

Ne abbiamo lette tante, bidelli ed insegnanti pedofili, maestre che picchiano bimbi, professori intolleranti alla gioventù e addirittura crocifissi spariti da molte aule.

E' un argomento davvero serio, poco pubblicizzato, daltronde i bimbi non votano, allora perchè gli mettiamo la foto del presidente della republica italiana nelle aule, poi gli diciamo che rispettiamo le religioni di tutti e quindi niente crocifissi.

Ma la religione di stato? Se rispettiamo quella degli altri, perchè gli altri non rispettano la nostra? Queste sono domande che alle elementari i bimbi si fanno, nessuna risposta.

Io rispetto le religioni di tutti, è giusta la libertà di fede, ma non mi permetterei mai di scacciare una vacca in India sapendo che per loro è sacra, perchè in Italia scacciano il crocifisso dalle aule?

Forse io non sono adatto a capire certe cose, ma è giusto accontentare sempre quelli che se non assecondati si arrabbiano? Ma quando ci arrabbiamo noi?

In ogni luogo ci sono delle regole per entrare perchè in Italia le regole le dettano quelli che entrano??

Troppe domande alla quale, onestamente, non so rispondere, o meglio, le risposte che vengono in mente possono essere interpretate male dai lettori e addirittura qualcuno può parlare di razzismo.

Razzismo, una parola che che fa rabbrividire, che la signora Rosa Louise Parks ha avuto il coraggio di combattere su quell'autobus nel 1955, una storia che io racconto ai figli prima di metterli a letto, ma quale razzismo e nei confronti di chi è il dilemma.

L'1 dicembre del 1955 a Montgomery, Rosa si rifiutò di obbedire all'ordine del conducente dell'autobus James Blake che le intimava di lasciare il posto a sedere e spostarsi nella parte posteriore del pullman per fare spazio ai bianchi; Rosa era stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe e rimase al suo posto. Per questo fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine.

La giustizia di allora impiegò 1 anno per decretare incostistuzionale la segregazione, forse oggi,.... non so. L'allora sconosciuto Martin Luther King impiegò una notte a reagire all'accaduto, le maestre di oggi..... non so nemmeno questo.

Ciò che so, e che se invece del 1955, l'evento avveniva nel 2005, anno in cui la cara vecchia Rosa si è spenta, PER CAUSE NATURALI, le ipotesi possono essere 2, o la Dott.ssa Parks guidava da mega-dirigente una multinazionale di trasporti, oppure si spegneva a CAUSA DELL'ESPLSIONE su quell'autobus.

Riflettiamoci un pò e scegliamo se essere Rosa o James.

venerdì 8 luglio 2011

Io penner

In pochi mesi non si diventa penners, soprattutto se l’equitazione non ce l’hai e sei più attento a restare in sella che al gioco, poi scatta qualcosa che non si può descrivere, forse per questo i giornali parlano più di altre discipline, perchè il rapporto con il cavallo tanto raccontato di giornate all’aria aperta non è paragonabile ai pochi secondi a tutta velocità in un go di team penning.
Nel nostro sport le teste pensanti sono 36, (30 vitelli, 3 cavalli e 3 persone), e l’infinità di combinazioni diverse possono dar vita a pochissimi secondi di adrenalina addittivata con polvere da sparo.
I tre cavalieri ed i tre cavalli sono una squadra che devono realizzare in pochissimi secondi l’obbiettivo di mettere nel pen i tre vitelli giusti e tenere a bada quelli sbagliati, i go importanti devono aggirarsi sui 20/30 secondi, meno di un terremoto che spesso non da il tempo di pensare.
Dietro quei pochi secondi ci sono ore ed ore di preparazione e sudore, quintali di fieno e mangime e tanta ma proprio tanta passione. Io sono l’ultimo arrivato come garista, e come in tutte le attività l’ultimo vede cose che per chi le vive da anni sono invisibili oppure dimenticate, ed io mi soffermo spesso a guardare e riflettere su questi atleti a 4 zampe che vivono la gara accompagnati da questi strani esseri umani che sanno tutto di loro e dei vitelli.
Il mio cavallo ha gli occhi che sembrano fissare il vuoto, così distaccati che non sai se ti vede oppure no, e poi ti accorgi che ti vede e ti sente quando sei dietro i suoi occhi, quando seduto in groppa sei una sua prolunga e ti muovi in sella per dargli meno fastidio possibile per lasciarlo esprimere al meglio. Quanto vede lontano un cavallo non lo saprò mai, come non riuscirò mai a capire quanto sente e se ci sente, soprattutto quando la folla grida e quel rumore degli stivali sulle gradinate diventa assordante, è lì che ti senti finalmente solo insieme a lui, quando senti l’emozione della gara e lui pure, quando è la tua casa in mezzo alla mandria ed il ticchettio del tempo scorre nella tua mente mentre lui si lavora il vitello che gli hai indicato, guardi con la coda dell’occhio i tuoi compagni, ed i loro cavalli, che come il tuo sono impegnati a governare e gestire i vitelli impazziti con il vostro arrivo, poi la flessione sull’anteriore del tuo cavallo richiama la tua attenzione, torni a guardare il vitello ed ha qualcosa di strano, non è logico nel movimento, il ticchettio dei secondi in testa diventa troppo lento perchè i millesimi di secondo che impiega a fermarsi e cambiare direzione sono così pochi che ti senti nudo in mezzo alla neve, l’anteriore del tuo cavallo torna su con un esplosione che senti quasi le vene che scorrono sotto la sella gonfiarsi di sangue, con un balzo su un lato il muso del cavallo si ritrova quasi attaccato al muso del vitello, i millesimi di secondo sembrano fermarsi quando i due si fissano negli occhi ed il torello torna a seguire la giusta direzione, appoggi gli speroni per fargli capire che ci sei, e sei pronto per quella corsa contro il tempo che sogni dalla sera prima, è questa la gioia del team penning, qualche millesimo di secondo di purissimo cavallo che esce dall’arena divertito come te, che si guarda intorno e ti trasmette soddisfazione per quello che ha fatto insieme a te, quello sguardo nel vuoto non è distacco, ma rispetto e complicità che nessuno, forse, potrà mai descrivere a parole. In molte discipline ci sono addetti che preparano i cavalli e poi il cavaliere salta su nel momento della gara, nel team penning ci sono lo stesso, ma la prima e l’ultima carezza nel box è quella del penner che vive per giorni interi l’emozione di quei pochissimi secondi.

martedì 9 marzo 2010

Il passato

Ci sono cose che dimentichi, o credi di aver dimenticato, invece sono sempre lì, nella tua mente impegnata a fare altro alla quale non dai possibilità di riordinare i ricordi.

Spesso ascoltando una canzone, che nemmeno sospetti sia copiata o simile a qualcuna di quelle vecchie, solo per qualche nota sparsa ti accade qualcosa di strano, come se hai vissuto quel momento, oppure senti un odore, è una cosa già sentita ma non sai dove, nemmeno te lo chiedi, sei di fretta, hai fatto tutto di fretta, tutti i detti parlano di correre, non importa se sei leone o gazzella, alzati e corri è una massima per tutti noi, mai un qualcuno che ti dice pensa, rifletti, ragiona, si ragiona te lo dicono, ma hai qualche decimo di secondo per farlo e poi ti rinfacciano pure, se sbagli, ci hai pure ragionato ti dicono.

Spesso apro il finestrino della macchina, a volte per il fumo, altre per sentire l’aria lì fuori, e ti arrivano dei messaggi strani. Vedi un frutto e nonostante non è il tipo che mangi ci sei affezionato, non te lo sai spiegare perché non te lo chiedi, in fondo se sei in un posto dove vedi un frutto, il navigatore è andato e sei concentrato per non perderti.

Ti saluti e ti stringi le mani con tante persone al giorno, alcuni hanno una pelle che ti causa un brivido al tatto, altri no, ma cosa sarà, oppure provi sensazioni di affetto per persone che vedi la prima volta, ma non ti soffermi a guardarle bene.

Tutto questo può accadere in un giorno o in una vita e sei fortunato se scopri il motivo, puoi scoprirlo solo per caso, magari perché un giorno dici quello somiglia a qualcuno, ma ti sei perso e, in posti sperduti c’è sempre una radio sperduta, accesa da chissà quanti anni che trasmette a rotazione sempre le stesse canzoni, De Gregori la fa da padrone ma se sei davvero fortunato ti becchi un Battisti che ti ricorda chi non è, allora si che capisci a chi somiglia, di chi era quell’odore e che brivido.

Il tempo passa, inesorabilmente ma, se hai fortuna, anche se ti sei perso e cerchi di trovare la strada, un qualcosa di realmente obsoleto può farti ritornare in mente dei meravigliosi momenti del passato, un passato che non rimpiangi, che non rinneghi e che grazie a Dio non puoi nemmeno modificare. Non metterci le mani nel passato, solo la testa e fai tesoro di ciò che ti ha dato, prendi dalla memoria quello che ti serve per trascorrere ancora un momento meraviglioso, senza l’aiuto di sostanze strane e per una volta senza correre.



La vita è ciò che succede mentre noi pensiamo ad altro. (Oscar Wilde).

Un mondo di plastica

Siamo ormai nel pieno della globalizzazione, i confini sono stati allargati e tutti gli stati comprono e vendono all'interno dell'Europa senza limiti. Ma alle stesse condizioni??
Per il riciclo è tutto diverso, L'Italia batte il record delle scartoffie, più burocrazia che materiali raccolti, autorizzazioni, formulari, registri, mud e tante, ma tante cose che gravano sui costi di un azienda che ricicla. Ma a chi non lo fa cosa gli fanno, tortura??
Tutti questi costi mettono in condizione le aziende italiane di non poter competere sul mercato europeo, e neanche su quello nazionale, visto che nonostante non abbiamo più spazi per le plastiche da riciclare, i consumatori di granuli acquistano all'estero perchè più economici, prodotti facilmente realizzabili con i nostri rifiuti. Doppia beffa, i rifiuti degli altri arrivano da noi come materia prima ridiventando rifiuto a fine vita, i nostri non sono riciclati perchè non conviene più farlo, troppe carte.
Un giorno a Milano ho conosciuto un barbone, molto simpatico e gran giocatore di scacchi, che mi ha raccontato la sua storia sui marciapiedi della città del business.
Tra una partita di scacchi e l'altra fiutò il business del riciclo, non aveva niente, nessun impianto, nessun mezzo, niente di niente. Pensò però che l'unica cosa con la quale sarebbe rimasto sempre in contatto era l'immondizia, già tutte quelle bottigliette in plastica che trovi ai bordi delle strade, nei parchi e che addirittura il cinese lascia sulle scale del duomo. Il barbone che per comodità chiamerò Franco riuscì a capire che quelle plastiche potevano essere vendute a dei riciclatori di plastica, iniziò così una meticolosa raccolta, come ripostiglio ha usato tombini e pozzetti, addirittura effettuava la riduzione volumetrica saltandoci sopra o con un coltellino infilando le bottiglie da mezzo litro dentro quelle da litro e mezzo o due. Ovviamente il Franco è il mago delle intercettazioni, lui sente tutti quelli che passando dalle sue parti parlano al telefono, dice che alcuni strillano per via dell'auricolare e non so come, scoprì che quelle bottiglie potevano anche valere le vecchie 400 lire al Kg. In realtà in certi periodi valgono molto di più, forse il doppio.
Franco passava tutti i giorni davanti ad una vetrina dove a farla da padrone c'era una scacchiera bellissima, molto diversa da quella in cartone che usa lui, con tutti i pezzi nuovi e non rosicchiati da chissà quale roditore suo coinquilino.
Capì che con il continuo ripulire della città, era estate e si raccoglievano anche 70 bottiglie al giorno, un giorno si sarebbe comprato quella scacchiera.
Ai tombini pieni del suo tesoro dava i numeri della scacchiera, lui la conosce a memoria e gli resta facile da individuare, e per tutta l'estate, saltando come un pedone, viaggiando spedito come un alfiere guadagnava virtualmente la sua scacchiera.
Arriva novembre e Franco stima la scacchiera fatta di tombini e roditori in circa mille chili, basta per l'acquisto degli scacchi nuovi e pure per qualche provvista, fa freddo a Milano e se sei a digiuno ancora di più. Manca solo il cliente e con qualche spicciolo riesce a fare delle telefonate a riciclatori i cui nomi li ha vinti a scacchi con i netturbini di Milano.
Le frasi che sente sono: numero dell'autorizzazione per i rifiuti, mud, albo smaltitori, e soprattutto, assai imbarazzante, l'indirizzo. Per un attimo è tentato di andare in comune a chiedere la documentazione, ma crede, ed ha ragione, che sicuramente alla voce indirizzo si sarebbe bloccato.
Oggi Franco gioca a scacchi con la scacchiera di cartone, ed ha un fusto di metallo dove ogni notte brucia delle bottiglie di plastica per scaldarsi, ne ha circa 25000 da smaltire, ovviamente nella maniera più abusiva del mondo, forse forse, considerato cosa gli succede se lo scoprono, era meglio lasciarle sulle scale del duomo. Peccato per la scacchiera nuova, ma d’altronde il gioco degli scacchi è l'unico nella quale non servono soldi, fisico e vestiti adatti, lì ci vuole solo la testa e Franco ce l'ha attaccata sulle spalle, nello stesso indirizzo del resto del corpo, MONDO.
Forse Franco non lo incontrerete mai, o forse ci avete giocato a scacchi, ma signori, su quella scacchiera di cartone lui ha tutti i requisiti per fare il RE.
Se vedete una bottiglia in un tombino, non fatevi troppe domande su come ci sia finita, pensate che forse più in la c'è Franco che sorveglia il suo piccolo MONDO DI PLASTICA.